OPERE  
OGGETTI DA FAVOLA 

Sinossi

Favole sugli oggetti? Perché no!

Ci circondano, condividono il nostro tempo,  li usiamo quando ci servono e poi non ce ne curiamo più. Oggetti comuni: un bicchiere, un ombrello o la sedia a dondolo e tanti altri che hanno avuto voglia di umanizzarsi per poterci trasmettere le loro storie… per narrarsi. Vicende apparentemente banali, che in realtà hanno l’intensità che solo l’esistenza vissuta fino in fondo riesce a tramandare. Tutte  sono legate da una  omogeneità espositiva: l’oggetto attraverso una serie di eventi imprevisti e imprevedibili passa a un nuovo stato: il suo destino cambia. Siamo di fronte ad una sorta di riscatto, una remunerazione che poeticamente  compensa le negatività che avevano dato inizio al racconto.

I giovani lettori non faticheranno a identificare, in questi accadimenti favolistici, un parallelismo analogico con le umanissime peregrinazioni che ogni giorno tutti noi affrontiamo, ma  riconosceranno di certo, il riverbero positivo che è stato proposto.  Gli oggetti hanno dimostrato ancora una volta di  esserci utili, offrendoci  senza riserve la loro commovente interiorità e facendoci così soffermare specularmente sulla nostra.

                                                                                                                    C.P.

INSTALLAZIONI
 

"Poesia: occupare uno scanno, un territorio linguistico (come senso di una lingua viva), e dallo stesso trarre con distacco, pur ‘freddamente’, ogni naturale vitalistica opportunità di espressione. Una valenza, come s’è detto, architettonica può apparire indubbiamente astratta e concettuale: ma è la sua stessa struttura internamente dinamica nelle sue concatenazioni, e quindi conseguenzialmente metamorfica, a scatenare figure di significato squisitamente formale e non banalmente comunicativo e utilitaristico, motivazioni vitali, ritmi e dismisure che appartengono alla contraddizione della vita stessa, oltre ogni nullificante contingenza."

Gio Ferri

  

  

  

 

TRANSLALIE

P R E sunzioni dell’autore

Queste sono narrazioni dischiuse  a mo’ di  finestrelle, su un  orizzonte in continua mutabilità. Procedono, trascorrono,  si dispiegano in preludi, vengono incontro  a chi le interpreta  come breccia   per accedere ad  altri panorami interpretativi… Si espongono con caparbio, sciolto disordine, senza proporre soluzioni, certezze  né definizioni… sono solo richiami, modulati per indurre in tentazione: la tentazione di   ascoltarli.  

Non c’è differenza  fra la stesura di qualche riga e la narrazione illimitata, nessuna raggiungerà mai  una compiutezza che abbracci  tutta la conoscenza… “In ciascuna idea molto è l’essere, ma infinito il non essere” sosteneva Platone e in questo “non essere” sta tutto ciò che rimane aperto  all’indagine, all’esplorazione, all’operatività, allo studio  e rende la testimonianza  umana inesauribile.

C.P.

 
INTERNECTASIE

Racconto per quadri, lo si potrebbe definire; oppure polittico in una serie di tavole; o, se si vuole, azione drammatica in successione di parti monologanti, senza tuttavia una grande differenza. È questa raccolta di prose, per scene e voci, di Carla Paolini, intitolata Internectasie, suggestiva crasi di internet ed ectasie. Un piccolo  grande libro dall’accentuato peso specifico: compatto e filante, stratificato e intenso, originalissimo nel taglio e nella scrittura, sulla linea della produzione ormai consolidata della scrittrice cremonese.

La materia della prosa di Carla Paolini è di immediata e assoluta implicazione esistenziale [...]

Il mistero della vita e il senso del suo incommensurabile valore attraversano tutto il libro e ne sono il messaggio in qualche modo squillante, anche formalmente, a livello di cromatismo verbale. Anche se, apparentemente, il tono del discorso è sommesso; anzi, proprio con un effetto inversamente proporzionale alla controllata contrazione del grado del parlato. Secondo una formula contemplativa che subordina i gradi del pensiero ai risvolti più umani dell’affetto e della comprensione; nella vigile volontà di ridare credibilità ai valori attraverso l’uso del “sottovoce” e fuori, dunque, da ogni intenzione retorica.

Paolo Ruffilli

Booktrailer

PROSEMI

Le storie senza storia (“L’opera senza nome”) che Carla Paolini qui ci racconta, con una eccezionale raffinatezza di dettato e una velata innocente ironia, possono essere lette e rilette solamente (ed è già molto) per il piacere di partecipare, dal particolare al particolare, ad impalpabili eventi quotidiani. In una veglia che seppure attenta, incuriosita, è nostalgica del sonno e del sogno: vi siete fatti l’idea che il Risveglio mi stia… antipatico? Ma infine così, leggendo appunto piacevolmente, ci si può far coinvolgere in una narrazione estatica tanto diversa tuttavia da quelle povere novellette che invadono barbaricamente le librerie supermercato e utilizzano, malamente, il tempo di un viaggio in autobus o in metropolitana.

Gio Ferri

 

MODULATI 2004 Anterem Edizioni - Verona

corpo, deriva, disagio, elemento, energia, esilio, esplorazione, età, evento, forma, materia, memoria, messaggio, misura, natura, nota, numero, opera, passione, prospettiva, ritmo, scoperta, segno, spazio, speranza, tempo, valore, viaggio, virtuale, voce.

Trenta parole chiave e i loro sinonimi.
Il pensiero non si muove nello spazio omogeneo della corrispondenza - non esistono sinonimi - ma nell'ampio vincolo del familiare.
Il logos si fa respiro: alternanza di contrazione e dilatazione, cosa viva capace di autogenerarsi e di accendere nuove aree concettuali modulando e vivificando la deriva delle significazioni.

C.P.


...Nella poesia così apparentemente asettica di Carla Paolini la dominante logica non è scientifica o religiosa, è tragicamente scettica: l'ineluttabilità del destino umano. Che trova nella parola la sua espressione, il suo marchio come meta finale. Tragicamente ripetibile. E' l'istanza della inesorabilità bio-logica. Bastino testimonianze come la poesia Passione che prediletta dall'impeto /ambisce a citazioni fra tormenti e bramosie......//...malia del piacere sofferto / colonna di furori // architettura d'azzardo squilibrata dalla pena. E per una concezione di poetica e di poesia in generale si raccomanda di leggere attentamente e attentamente meditare la composizione Forma, in quel passaggio dalla rappresentazione alla concettualità che è il fondamento dell'arte: Percepita in configurazione di sembianza...//...presenza / spuntata sulla cuspide dei chiarori / parvenza disegnata per apparizione / versata a calco di sua fattura / presa in stato di grazia / casualmente toccata dalle spine dell'asterisco. Ecco fra i molti altri stimoli, l'autoreferenza formale (versata a calco di sua fattura), e la constatazione mallarmeana (casualmente toccata....) Si potrebbe parlare anche di una rigorosa lucidità epistemologica.
[...]
Marcel Duchamp nella metamorfosi della sua inazione citava Eliot: "L'artista sarà tanto più perfetto quanto più in lui saranno separati l'uomo che soffre e la mente che crea; e tanto più perfettamente la mente assimilerà e rielaborerà le passioni che sono il suo elemento". Sono convinto - e di qui la mia fascinazione nel leggere questi testi - che Carla Paolini sia ormai sulla via di questa concettuale perfezione. Se mai perfezione è concessa alla innovativa dismisura del fare.

Gio Ferri

 

LOGOVISIONI

Logovisioni è un piccolo poema suddiviso in 16 stanze ciascuna di 13 versi liberi. In queste composizioni - che si risolvono all'interno di sé stesse - ho tentato di fissare le visioni che mi attraversano usando le parole come un fotografo usa la lastra fotografica.
Una serie di scatti che fermano momenti chiusi in cui si affaccia l'insidia dell'ignoto o dell'estinzione, sensazioni di inquietudine e disagio in assenza di flusso temporale: non c'è passato né futuro solo un presente che non dà scampo.

Sono piovuto
da un pianeta in fiamme
per un progetto
che non mi appartiene
avrà tanti nomi
e un solo sviluppo
che aprirà lo schermo
all'ampiezza della logovisione

C. P.

AMORI DI VERSI

Chi promette ad un altro di amarlo o di odiarlo per sempre, o di essergli per sempre fedele, promette qualcosa che non è in suo potere; può però promettere azioni che solitamente sono conseguenza dell'amore [...] La promessa di amare qualcuno per sempre significa dunque: finchè ti amerò ti renderò le azioni dell'amore; quando non ti amerò più, riceverai ancora da me le stesse azioni, anche se per altri motivi, cosicché: nella testa del prossimo perdura l'apparenza che l'amore sia immutato e sempre uguale.

Friedrich Nietzsche

 

AI CANCELLI DEL FLUSSO 2001 Campanotto Editore

Da zero a cinquantanove, i numeri di un diario poetico che non ha titoli nei suoi elementi compositivi, quasi a farsi denuncia di un vuoto di definizione nel nostro essere, che è più un non essere oggi corroso da fluttuanti aspecifiche finzioni. Ed a ogni quadro il timbro della precisa individuazione di un minimo di realtà, inquadrato nello schema della sua inequivoca precarietà, nel suo apparire in forme difformi ma sempre riconducibili a un contesto che non ha radici, che non può avere articoli di storia. E la tecnica è una sovraeccitata morfè di note sul filo di un abbandono visionario, che polverizza il cuore della poesia, così sospinto nel percorso di un dire che si autochiama e si scansiona con ritmate pausazioni inconsce. Il tono può farsi a tratti retorica esemplata in larghi grovigli di timbri, in rissosi assemblaggi di vocalizzi e di ondulate pronunce che non permettono durezze di grido, ma sospingono il divenire dei sensi in un armonico tessuto, in una raffinata orditura.

Gianni Di Fusco

 

UNA x UNA 1998 Mauro Baroni editore - Viareggio

Versi di stringata eloquenza, nei quali torna quella volontà di colloquio col prossimo che abbiamo poc'anzi sottolineata ma che - dopo il desiderio precedentemente espresso- adesso prende anche maggiore consistenza in una scena di tripudiante bellezza, in una rappresentazione di entusiasmo quasi panico (si rilegga altri mondi dentro di te): un coinvolgimento, insomma, non solo degli altri ma anche di tutto quanto l'altro.

Ferruccio Monterosso

 



DIVERSO INVERSO 1995

Nella selva d'informazioni il raggio di sole penetra nel folto dei rami per indicare il luogo della verità. E con essa non posso che confrontarmi quotidianamente, perchè solo essa prescindendo da ogni altra considerazione mi porta alla realtà, mi permette un incontro vero con la vita. Già nel suo primo volume poetico "Impronte digitali", Carla Paolini ha dato un nome a questa assidua ricerca della propria realtà: la memoria di ciò che è stato, i genitori, il piccolo mondo della campagna e poi la provincia con i suoi volti noti e le sue rughe sconosciute. Con questa nuova opera si scava ancora più in fondo; il presente appare con tutti i suoi limiti, con mille rinunce giornaliere, con le cartoline mai spedite. Ma non c'è fuga, c'è solo un anti eroe che non desidera sovvertire un mondo, perchè un mondo è già andato perduto. Piuttosto tenta di costruirne un altro meno teatrale, meno selvaggio, dove il quotidiano diventi la sua forza, dove il soggetto abbia diritto alle sue radure e ai suoi riti. Solo nella tranquillità di questa casa è possibile che nasca un nuovo Omero, un altro Socrate che sappiano ridarci il senso della via.

Gianpaolo Ferrari

 

IMPRONTE DIGITALI 1993

Sintesi di tecnica compositiva e di intuizione, di gioco e di significato, di psicologia e di filosofia (la direi quasi una psicofilosofia del quotidiano), la ritmica narratività dell'autrice accetta la rima semlice, sino alla ripetizione dei segni, il tono del motto o della sentenza, così come della meditazione a taglio saggistico, ogni volta approntando una forma poeticamente legittima che li conservi.
"I have a dream...", confessa Carla Paolini, "un sogno di semplicità:/ la semplicità della parola". Non glielo si può proprio contestare. Basta scorrere le pagine. Così come basta leggere la riassuntiva composizione intitolata, appunto, "La poesia": "Nei momenti di depressione / cerco idee da trasformare in poesia / ma quando mi passa / è la poesia a trasformare le idee".
Come "impronta digitale" direi che basta. Come impronta "spirituale" non resta che essere certi di una prossima, vicina conferma.

Claudio Toscani