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| OPERE |
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PROSEMI
Le storie senza storia (“L’opera senza
nome”) che Carla Paolini qui ci racconta, con una eccezionale
raffinatezza di dettato e una velata innocente ironia, possono essere
lette e rilette solamente (ed è già molto) per il piacere di
partecipare, dal particolare al particolare, ad impalpabili eventi
quotidiani. In una veglia che seppure attenta, incuriosita, è nostalgica
del sonno e del sogno:
vi siete
fatti l’idea che il Risveglio mi stia… antipatico? Ma infine
così, leggendo appunto piacevolmente, ci si può far coinvolgere in una
narrazione estatica tanto diversa tuttavia da quelle povere novellette
che invadono barbaricamente le librerie supermercato e utilizzano,
malamente, il tempo di un viaggio in autobus o in metropolitana.
Giò
Ferri
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MODULATI 2004 Anterem Edizioni - Verona
corpo,
deriva, disagio, elemento, energia, esilio, esplorazione, età,
evento, forma, materia, memoria, messaggio, misura, natura, nota, numero,
opera, passione, prospettiva, ritmo, scoperta, segno, spazio, speranza,
tempo, valore, viaggio, virtuale, voce.
Trenta parole chiave e i loro sinonimi.
Il pensiero non si muove nello spazio omogeneo della corrispondenza
- non esistono sinonimi - ma nell'ampio vincolo del familiare.
Il logos si fa respiro: alternanza di contrazione e dilatazione, cosa
viva capace di autogenerarsi e di accendere nuove aree concettuali modulando
e vivificando la deriva delle significazioni.
C.P.
...Nella poesia così apparentemente asettica di Carla Paolini la dominante
logica non è scientifica o religiosa, è tragicamente scettica: l'ineluttabilità
del destino umano. Che trova nella parola la sua espressione, il
suo marchio come meta finale. Tragicamente ripetibile.
E' l'istanza della inesorabilità bio-logica. Bastino testimonianze
come la poesia Passione che prediletta dall'impeto /ambisce
a citazioni fra tormenti e bramosie......//...malia del
piacere sofferto / colonna di furori // architettura d'azzardo
squilibrata dalla pena. E per una concezione di poetica e di poesia
in generale si raccomanda di leggere attentamente e attentamente meditare
la composizione Forma, in quel passaggio dalla rappresentazione
alla concettualità che è il fondamento dell'arte: Percepita in
configurazione di sembianza...//...presenza / spuntata sulla cuspide
dei chiarori / parvenza disegnata per apparizione / versata a
calco di sua fattura / presa in stato di grazia / casualmente toccata
dalle spine dell'asterisco. Ecco fra i molti altri stimoli, l'autoreferenza
formale (versata a calco di sua fattura), e la constatazione
mallarmeana (casualmente toccata....) Si potrebbe parlare anche
di una rigorosa lucidità epistemologica.
[...]
Marcel Duchamp nella metamorfosi della sua inazione citava Eliot:
"L'artista sarà tanto più perfetto quanto più in lui saranno separati
l'uomo che soffre e la mente che crea; e tanto più perfettamente la
mente assimilerà e rielaborerà le passioni che sono il suo elemento".
Sono convinto - e di qui la mia fascinazione nel leggere questi testi
- che Carla Paolini sia ormai sulla via di questa concettuale perfezione.
Se mai perfezione è concessa alla innovativa dismisura del fare.
Giò
Ferri
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LOGOVISIONI
Logovisioni è un piccolo poema suddiviso in 16 stanze ciascuna
di 13 versi liberi. In queste composizioni - che si risolvono all'interno
di sé stesse - ho tentato di fissare le visioni che mi attraversano
usando le parole come un fotografo usa la lastra fotografica.
Una serie di scatti che fermano momenti chiusi in cui si affaccia l'insidia
dell'ignoto o dell'estinzione, sensazioni di inquietudine e disagio
in assenza di flusso temporale: non c'è passato né futuro
solo un presente che non dà scampo.
Sono
piovuto
da un pianeta in fiamme
per un progetto
che non mi appartiene
avrà tanti nomi
e un solo sviluppo
che aprirà lo schermo
all'ampiezza della logovisione
C. P.
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AMORI DI VERSI
Chi promette ad un altro di amarlo o di odiarlo per sempre, o di essergli
per sempre fedele, promette qualcosa che non è in suo potere; può però
promettere azioni che solitamente sono conseguenza dell'amore [...]
La promessa di amare qualcuno per sempre significa dunque: finchè ti
amerò ti renderò le azioni dell'amore; quando non ti amerò più, riceverai
ancora da me le stesse azioni, anche se per altri motivi, cosicché:
nella testa del prossimo perdura l'apparenza che l'amore sia immutato
e sempre uguale.
Friedrich Nietzsche
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AI CANCELLI DEL FLUSSO 2001 Campanotto Editore
Da zero a cinquantanove, i numeri di un diario poetico che non ha
titoli nei suoi elementi compositivi, quasi a farsi denuncia di un
vuoto di definizione nel nostro essere, che è più un non essere oggi
corroso da fluttuanti aspecifiche finzioni. Ed a ogni quadro il timbro
della precisa individuazione di un minimo di realtà, inquadrato nello
schema della sua inequivoca precarietà, nel suo apparire in forme
difformi ma sempre riconducibili a un contesto che non ha radici,
che non può avere articoli di storia. E la tecnica è una sovraeccitata
morfè di note sul filo di un abbandono visionario, che polverizza
il cuore della poesia, così sospinto nel percorso di un dire che si
autochiama e si scansiona con ritmate pausazioni inconsce. Il tono
può farsi a tratti retorica esemplata in larghi grovigli di timbri,
in rissosi assemblaggi di vocalizzi e di ondulate pronunce che non
permettono durezze di grido, ma sospingono il divenire dei sensi in
un armonico tessuto, in una raffinata orditura.
Gianni
Di Fusco
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UNA x UNA 1998 Mauro Baroni editore - Viareggio
Versi di stringata eloquenza, nei quali torna quella volontà di colloquio
col prossimo che abbiamo poc'anzi sottolineata ma che - dopo il desiderio
precedentemente espresso- adesso prende anche maggiore consistenza in
una scena di tripudiante bellezza, in una rappresentazione di entusiasmo
quasi panico (si rilegga altri mondi dentro di te): un coinvolgimento,
insomma, non solo degli altri ma anche di tutto quanto l'altro.
Ferruccio
Monterosso
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DIVERSO
INVERSO 1995
Nella selva d'informazioni il raggio di sole penetra nel folto dei rami
per indicare il luogo della verità. E con essa non posso che confrontarmi
quotidianamente, perchè solo essa prescindendo da ogni altra considerazione
mi porta alla realtà, mi permette un incontro vero con la vita. Già
nel suo primo volume poetico "Impronte digitali", Carla Paolini ha dato
un nome a questa assidua ricerca della propria realtà: la memoria di
ciò che è stato, i genitori, il piccolo mondo della campagna e poi la
provincia con i suoi volti noti e le sue rughe sconosciute. Con questa
nuova opera si scava ancora più in fondo; il presente appare con tutti
i suoi limiti, con mille rinunce giornaliere, con le cartoline mai spedite.
Ma non c'è fuga, c'è solo un anti eroe che non desidera sovvertire un
mondo, perchè un mondo è già andato perduto. Piuttosto tenta di costruirne
un altro meno teatrale, meno selvaggio, dove il quotidiano diventi la
sua forza, dove il soggetto abbia diritto alle sue radure e ai suoi
riti. Solo nella tranquillità di questa casa è possibile che nasca un
nuovo Omero, un altro Socrate che sappiano ridarci il senso della via.
Gianpaolo
Ferrari
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IMPRONTE DIGITALI 1993
Sintesi di tecnica compositiva e di intuizione, di gioco e di significato,
di psicologia e di filosofia (la direi quasi una psicofilosofia del
quotidiano), la ritmica narratività dell'autrice accetta la rima semlice,
sino alla ripetizione dei segni, il tono del motto o della sentenza,
così come della meditazione a taglio saggistico, ogni volta approntando
una forma poeticamente legittima che li conservi.
"I have a dream...", confessa Carla Paolini, "un sogno di semplicità:/
la semplicità della parola". Non glielo si può proprio contestare. Basta
scorrere le pagine. Così come basta leggere la riassuntiva composizione
intitolata, appunto, "La poesia": "Nei momenti di depressione / cerco
idee da trasformare in poesia / ma quando mi passa / è la poesia a trasformare
le idee".
Come "impronta digitale" direi che basta. Come impronta "spirituale"
non resta che essere certi di una prossima, vicina conferma.
Claudio
Toscani
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